Castel del monte – Masterclass
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Castel del monte – Masterclass

Un Castello di Federico II

La costruzione mirabile, concepita come un prisma ottagono con torri anch’esse ottagonali angolari, troneggia su una collina delle Murge, nella campagna tra Andria e Corato (nelle Puglie), dominando un vastissimo orizzonte.
Capolavoro assoluto nella fitta produzione edilizia federiciana, si pone come sintesi della cultura dell’imperatore: vi si rispecchiano infatti l’interesse per il mondo classico, il rapporto con l’ambito cistercense e con il gotico franco-renano, la familiarità con le conoscenze tecniche e i prodotti della civiltà islamica.
La lettera del gennaio 1240 con cui Federico II sollecitava da Gubbio Riccardo da Montefuscolo, giustiziere di capitanata ad apprestare i materiali necessari per la costruzione del castello, viene generalmente intesa come l’avvio del grande cantiere.
Più verosimilmente essa sta a segnare la fase conclusiva dei lavori, come in pari tempo accadeva per Capua, dove si andava provvedendo alla fornitura dei marmi per completare il rivestimento del castello.
In un momento di crisi, che vede l’imperatore costretto a chiudere numerosi cantieri della Sicilia (lettera del 17 novembre 1239 a Riccardo da Lentini) mal si collocherebbe, infatti, l’inizio di un’impresa tanto onerosa.

L’edificio, alto due piani, racchiude in un cortile ottagono nel quale sino al secolo scorso era visibile una vasca marmorea anch’essa ottagonale.
Intorno al cortile girano su ciascun piano otto sale trapezie con volte a crociera costolonata.
Tre delle torri sono scalari, la sommità delle altre è occupata da cisterne pensili.
L’approvvigionamento idrico era inoltre assicurato da due vaste cisterne, l’una sotto il cortile, l’altra esterna, in prossimità dell’ingresso.
Il portale perfettamente orientato di taglio classicheggiante, accoglieva nella cornice del timpano tre busti celebrativi.
Federico scelse con cura gli operatori, cercandoli tra i più esperti e aggiornati costruttori, ingegneri, scultori, intarsiatori.
E’ riconoscibile la presenza dei cistercensi nell’adozione della tecnica costruttiva “modulare”, nella scansione delle pareti, nell’organizzazione ad quadratum dello spazio.
Alla plastica di Reims e della Sainte Chapelle conducono le piante ispirate al vero di natura che adornano chiavi di volta e capitelli.
La lezione altissima del gotico Franco-Renano si coglie nelle sculture figurate, non soltanto nelle chiavi di volta e nelle teste-mensola, ma anche nel frammento di testa laureata ora nella Pinacoteca Provinciale di Bari.
Un ruolo importante giocava nel castello il colore, affidato per un verso all’accostamento di materiali diversi (l’arenaria, la breccia corallina, il marmo bianco), per l’altro ai rivestimenti in mosaico.

Singolare per la concezione strutturale e per il particolare fasto che lo distingue, Castel del Monte fonde mirabilmente le caratteristiche del palatium e del castrum.
Le diverse interpretazioni che sono state date all’edificio – costruzione militare, casa di caccia, osservatorio astronomico, astrazione simbolica, sintesi del sapere scientifico – si rivelano tutte inadeguate e parziali ove le si consideri separatamente.
Anche Castel di Monte doveva essere munito di una cerchia difensiva; tuttavia, rispetto alla funzione militare appare prevalere quella residenziale e ostentatoria: Federico II, infatti, concepì l’edificio come manifesto del potere imperiale e come specchio della cultura del suo tempo.
Qui raccolse rilievi antichi e volle glorificare la sua effige, esponendola accanto a modelli provenienti dal mondo classico, onde ristabilire la continuità simbolica tra i fasti del passato e l’eredità del presente.