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N.ro 2

Tamburo della Guardia Imperiale – Masterclass

3° REGGIMENTO GRANATIERI EX OLANDESI

di Davide Chiarabella


Questo soldatino rappresenta un tamburo del 3° Reggimento Granatieri della Guardia Imperiale, sorto nel settembre del 1810 come 2° Rgt granatieri della Guardia, in seguito ri numerato 3° nel maggio 1811 e disciolto nel febbraio 1813.
Il soldatino oggetto di questo articolo, uno tra i pezzi migliori scolpiti da Bruno Liebovitz, è ben proporzionato, elegante e con una particolare caratterizzazione del volto e delle mani, riscontrata durante il montaggio insieme ad una particolare finezza del dettaglio riscontrabile anche nella gallonatura che adorna i risvolti.
Il pezzo si presta, con modifiche relativamente semplici, alla conversione in altri reggimenti o in altri corpi.Il montaggio è semplice, ma se si prevede di partecipare a concorsi o esposizioni, è consigliabile innestare perni in tutte parti che più facilmente potrebbero staccarsi: braccia (in particolare se sorreggono armi o altri utensili), testa, piumetto e ovviamente nei piedi per poterlo fissare alla base.

Ultimata questa lavorazione, si stende una mano leggera di fondo grigio o bianco per mettere in evidenza difetti della fusione o di montaggio e a seguito di interventi di stuccatura o modifiche di altro genere; in questo caso si interviene con carta seppia molto fine.
Una successiva stesura di fondo copre gli ultimi ritocchi ed esalta i particolari più affascinanti della miniatura.
Prima di ogni cosa premetto di utilizzare la tecnica dei colori ad olio, pur non disconoscendo i vantaggi dell’acrilico, ma si sa, ognuno…..
Dipingo iniziando dal viso, tranne in quei casi in cui sono necessari interventi con particolari tecniche pittoriche del corpo (come per le armature medievali o corazze) in cui particelle di colore, specialmente metalliche potrebbero danneggiare il lavoro svolto.

La scelta dei colori per la pittura di un volto deve tener presente dell’ambiente in cui sta operando il soldato rappresentato; durante la pittura l’attenzione è rivolta ad una buona stesura del colore per riprodurre ombreggiature accattivanti e a quanto i colori possono offrire, ma uguale attenzione si deve avere per rendere più vero e vissuto il nostro soldato.
Il colorito di chi sta operando in Russia è sicuramente diverso da chi opera nelle pianure d’Egitto, dove consiglio di usare colori caldi come ocre (per toni intermedi) e marroni (terra d’ombra bruciata o bruno).
Per volti di soldati che operano nel nord Europa uso carnacini (ottimo quello della Mussini prodotto in due diverse tonalità), che scurisco gradatamente con marrone: efficace è stesura di una punta di carminio sulle guance.

A differenza dei nostri amici spagnoli, per quanto riguarda la pittura del viso, preferisco dipingere le pupille, che danno vita al volto, alla fine.
Per particolari come questo dipingo sul colore sottostante asciutto, perchè posso correggere facilmente (espediente valido anche per la pittura dei galloni).

Naturalmente non mi dilungherò a tal punto anche per le altre parti del figurino.
La mia tecnica per l’olio è quella di stendere i colori base (Humbrol) di ogni elemento della figura = bianco per gilet, camicie e pantaloni, azzurro per la giubba e giallo per i rever avendo cura di lasciare trascorrere almeno sei ore per l’asciugatura.

Dopo si può iniziare a stendere il colore.
Se stiamo dipingendo la giubba azzurra, mi preparerò tutti i diversi toni di azzurro che intendo applicare per le ombreggiature e le lumeggaiture;
otterrò a questo punto un figurino, per così dire a “strisce”;
dopo di che, con un pennello pulito, e soltanto dopo una ventina di minuti inizio a fondere insieme il colore, il tutto chiaramenet con molta delicatezza.

Colori che amo usare, per quanto riguarda la lavorazione del bianco, sono il grigio giallastro della Mussini per i toni intermedi, terra d’ombra naturale per le ombre più scure, e, a volte, il color legno naturale della Humbrol; uso il bianco puro solo nei punti più in luce.
Si tenga presente che, in qualche misura, i colori degli indumenti e soprattutto quelli delle parti metalliche, riflettono i colori dell’ambientazione del soldatino.
Spero che questo tortuoso giro di parole, non proprio il mio forte, abbia, comunque, saputo illustrare questa mia tecnica di pittura che ho trasferito dai soldatini piatti ai ronde bosse.