I primi reggimenti di ussari furono creati nell'esercito francese nel 1691 con ufficiali disertori dell'esercito imperiale austriaco.
Conservarono sempre un carattere un po autonomo di corpi speciali a cavallo, impiegati in piccoli gruppi per azioni di colpi di mano, di avanscoperta e di protezione delle vie di comunicazione e rifornimento.
Il nome stesso di Ussaro dall'ungherese “Huzar”, indica etimologicamente con la sua desinenza in “ar” una determinata qualità o professione. Quindi un soldato professionista che opera in un gruppo di venti cavalieri.
Gli ussari anche se inquadrati nella cavalleria leggera operarono nell'ambito dell'esercito Napoleonico come dei “commandos”. Sono ancora leggendarie le imprese dell'8° ussari che con un distaccamento di fanteria caricato in fretta su tutte le carrozze che poterono essere requisite ad Harem, al galoppo si impadronì di tutta la flotta olandese immobilizzata dai ghiacci a Texel: 14 navi da guerra, molte navi mercantili con ammiraglio e tutti gli equipaggi.
La munita fortezza di Stettino con 5.500 uomini ed un considerevole parco di 120 cannoni fu conquistata dall'ardimentoso Lasalle con 700 ussari e solo un cassone di munizioni per artiglieria.

Il cassone veniva infatti fatto cavalcare bene in vista su tutte le colline intorno alla città per far supporre l'esistenza di molte batterie a cavallo.
Il giorno dopo Napoleone scrisse a Murat: “se i vostri Ussari prendono al galoppo le piazzeforti sarò costretto a fondere la mia artiglieria di assedio e a licenziare il corpo del genio”.

All'inizio del XIX secolo il piccolo territorio del Nassau era diviso in due ducati: Nassau-Usingen e Nassau-Weilburg.
Questi due piccoli stati, nel 1806 riuniti sotto lo scettro del principe Guglielmo di Nassau Weilburg entrarono a far parte della confederazione del Reno, nell'orbita napoleonica.
Due anni dopo, il Nassau mise a disposizione della Confederazione un reggimento di cacciatori a cavallo e due reggimenti di fanteria di linea, organizzati su modello francese, ognuno su due battaglioni.
Ogni battaglione comprendeva una compagnia di granatieri, una di volteggiatori e quattro di fucilieri.
Il primo reggimento servì nel 1809 durante la campagna contro l'Austria nella divisione di riserva del Maresciallo Davout.
In seguito questo reggimento fu assegnato al VII corpo agli ordini del Maresciallo Augereau, di stanza in Catalogna, prenedendo così parte alla guerra di Spagna.
Il secondo reggimento che era in Spagna già dal 1808 si distinse particolarmente nelle battaglie di Medelin, Mesa de Ibor e Talavera.
Entrambi i reggimenti rimasero a fianco della Francia fino al 1813, anno in cui, per sopravvenuti cambiamenti nella scena politica del tempo, furono disarmati ed internati in Normandia dagli stessi francesi.
Liberati nell'aprile 1814, presero parte alla campagna del Belgio nelle file del duca di Wellington.

Il reggimento delle “guardie del corpo” formato nel 1740 era formato da reclute accuratamente selezionate che erano inquadrate da ufficiali provenienti dalla nobiltà bunker, con alte tradizioni e fedeltà alla casa di Hohenzollern.

A differenza degli altri reggimenti di cavalleria pesante composti da 5 squadroni di circa 180 uomini l'uno questo reggimento ne aveva solo 3, per questo in campagna operava frequentemente congiunto al reggimento “Gend'arme”, decimo della serie corazzati.

Sottoposti a lunghe ed incessanti esercitazioni, i soldati si abituavano ad eseguire gli ordini con rigorosa e teutonica puntualità, ottenendo il massimo risultato in ogni situazione.
La cavalleria pesante: corazzieri e dragoni, era addestrata a mantenere sempre l'allineamento in modo da poter essere impiegata “en muraille”, cioè a massa compatta, in grado quindi di spezzare qualunque reparto non fosse schierato in modo adeguato e dotato di grande disciplina e solido comando.
Comandante in capo, nonché grande organizzatore della cavalleria pesante, era il generale Friederich Wilhelm von Seydlitz, uno dei più grandi ufficiali di cavalleria di tutti i tempi che nel 1757 aveva solo 30 anni.
Capace addestratore era fermamente convinto che gli ufficiali dovessero avere una conoscenza ed una comprensione del dettaglio di ciò che insegnavano, pretendeva, infatti, che gli ufficiali fossero in grado di eseguire materialmente ciò che ordinavano, cosa che, a suo giudizio, dava autorevolezza e prestigio ai comandanti.

Articolo a sostegno del pezzo MASTERCLASS in 54 mm

La ricerca storica è tratta dal Cd-Rom che accompagna il pezzo nella versione “cofanetto”.


Qui, dove i turchi erano più forti, la battaglia si era accesa in ritardo perché Gian Andrea Doria, consapevole di quanto la linea turca lo sopravanzasse, aveva diretto le sue unità verso sud, per impedire ai musulmani una manovra avvolgente; ma Uluch Alì, abile quanto lui, si era mosso nella stessa direzione, per mantenere il suo vantaggio.
Le due ali continuarono ad allontanarsi dal centro della battaglia, finchè, verso mezzogiorno, una ventina di galee del contingente guidato da Doria cambiarono rotta all'improvviso, dirigendosi verso nord, e quindi verso il centro dello schieramento.

Questa mossa fece pensare ai veneziani ad un tradimento da parte genovese. Comunque la sua manovra si rivelò un'abile finta per indurre il nemico a scagliarsi contro il lato destro del centro cristiano. In quel momento la squadra di Uluch Alì era, essendo così nutrita di navi, effettivamente più vicina al centro dello schieramento di quanto non lo fosse l'ala destra cristiana, ridotta a 35 galee.

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Anche le navi turche, accortesi della manovra, fecero rotta verso nord ovest per incunearsi tra le unità avversarie e penetrare oltre la linea cristiana piombandovi alle spalle

La nuova rotta portò Uluch Alì contro l'estremità meridionale della squadra di don Giovanni, costituita da poche galee fornite dai cavalieri di Malta e comandate dal gran maestro Giustiniani. Con un rapporto di forze di tre o quattro ad uno, pur combattendo valorosamente le navi cristiane dovettero cedere le acque al naviglio musulmano, tutti i cristiani di quel settore furono uccisi in quel frangente di battaglia, la loro ammiraglia fu presa al rimorchio e Uluch Alì issò sulla propria galea la bandiera catturata.

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Erano le 10.30 quando iniziò la battaglia, sull'estremità settentrionale delle linee di combattimento dove l'ala sinistra di don Giovanni, guidata dal Barbarigo, impegnò l'ala destra di Alì Pascia al comando di Maometto Scirocco.

Lo scontro fu durissimo, le due galeazze veneziane, come previsto, scompaginarono con il fuoco delle artiglierie la linea delle galee ottomane.

I loro comandanti erano Ambrosio e Agostino Bragadin, fratelli di Marcantonio, così orrendamente massacrato a Famagosta, e misero il massimo impegno nell'affondare e danneggiare il naviglio nemico prima dello scontro generale.