Di Italo Feregotto

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La premessa

Da oltre un anno dalle ultime scenette (“Nel Nome della Croce”, “La battaglia del lago ghiacciato”, “La Fuit coupé”) nella mia mente non s’innescava ancora nessuno stimolo idoneo alla realizzazione d’altre opere del genere (a volte succede).

Personalmente piace molto realizzare composizioni complesse in cui si possa apprezzare anche una ambientazione reale ma per realizzarle con un’atmosfera particolare, ho bisogno di flash mentali, una specie di scatto fotografico che stimola la mente ad elaborare quanto visto con gli occhi della creatività; solo successivamente inizia l’elaborazione materiale con la ricerca dei soggetti più adatti, con fotografie che riproducono l’ambiente, con la basetta più confacente, i materiali naturali necessari, ecc.

Non me la sento ancora di cimentarmi in autocostruzioni che, data l’inesperienza e l’insicurezza, non garantirebbero un lavoro corretto (a mio avviso non c’è peggior danno per rovinare una buona idea che quello di popolarla con personaggi mal scolpiti, errando nelle proporzioni, forzando le posture, eseguendo male le pieghe dell’abito, ecc.).

Di Italo Feregotto

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Contesto storico

Per meglio capire il contesto storico dovrò partire da lontano, ma rassicuro il lettore che cercherò di essere più

breve, conciso e chiaro possibile.

Nell’inverno del 1225-26 il Vescovo di Prussia, a nome del duca di Mazovia, Conrad (Corrado di Masovia), chiese al

Maestro dell’Ordine Teutonico, Hermann von Salza, l’intervento dei suoi guerrieri per difendersi dagli attacchi portati

dai vetero-prussiani, in cambio avrebbe concesso un territorio di circa 3.000 Km² (Kulmeland) situato nella bassa valle

della Vistola, territori già strappati ai prussiani.

Avendo la spada ed il fucile, era da stabilire quale delle due armi dovessero usare i nostri Schiavoni, per presentare gli onori e per muoversi in parata.

Il fante normale usò sempre il fucile, anche quando aveva al fianco il "palossetto" (una spada corta e ricurva simile al "briquet" francese, essendo un binomio inscindibile fanteria e moschetto, mentre l'oltremarino era certamente più identificabile con la spada schiavona, l'arma da accompagnamento di questi famosi soldati "nazionali". Tanto è vero che molti la vollero come arma, pur non appartenendo a tale truppa. Ne abbiamo anche una prova letteraria: nel libro "Memorie di un ottuagenario", conosciuto meglio come "Memorie di un italiano", Ippolito Nievo, ci descrive il Conte zio, armato di una pesante schiavona e di un paio di mustacchi (all'uso schiavonesco, appunto) "per dimostrar il suo sfavore agli imperiali", vantando egli improbabili trascorsi guerreschi con quella truppa baldanzosa e audace. Ecco allora comparire nel manuale del "Felt Marescial Mattias Gio: Co: di Schulembough" datato 1735, la descrizione dei movimenti che l'oltremarino doveva compiere per estrarre la spada e rimetterla poi in fodero, tenendo fermo nel contempo il fucile al fianco.

Il primo figurino militare o “soldatino”, risale a circa quattromila anni fa. E’ stato rinvenuto nel corredo funebre del principe Emsah (Alto Egitto, XII dinastia). Una “storia” lunga e affascinante, che merita di essere conosciuta
di Federico Formignani

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Luigi Bonaparte (1778-1846)

Già da piccolo, preferivo gli indiani ai cowboy e posso dire che la mia passione per gli amerindi (del nord al sud delle Americhe) non mi ha mai lasciato, al contrario, grazie alle mie letture essa non ha fatto che crescere.
In una recente occasione ho incontrato Christian PETIT che nel chiacchierando mi aveva sottolineato questo concetto: "il fatto di modificare e scolpire un figurino ti permetterà realmente di esprimere i tuoi desideri e di liberarti"
E’ sfogliando per la ennesima volta il libro di Franck Mac Carthy dove si trovano numerose tavole sugli amerindi che queste parole hanno trovato significato. Avevo appena rivisto la fotografia dello Scout Cheyenne (fotografia Mc Carthy). Ero stupefatto per la resa del vento,  per la posizione del personaggio e del suo cavallo. Ho avuto voglia di riprodurre questa tavola in tre dimensioni e per realizzarla occorreva che mi lanciassi in una méga modifica. Ne non avevo mai fatto prima. Sarebbe stata dunque una grande prima volta.

Bene ora come fare?
Come premessa, tengo a scusarmi con i lettori ma prima di iniziare non avevo pensato alla realizzazione di un articolo , dunque potremo contare solo su poche fotografie dei lavori in corso.
In primo luogo il cavallo. Nessun problema, la gamma Historex offre un'ampia gamma di possibilità.
Mi è stato necessario fare scomparire le briglie, modellate con la testa del cavallo.
Ho in seguito montato l'insieme senza applicare la criniera e la coda fornite con il cavallo.
Le ho sostituite realizzandone di nuove in Duro, con un aspetto più realistico, tenendo conto della direzione del vento per dare quest'effetto di movimento. Ho aggiunto una briglia versione indiana (fili di rame torti) e chiaramente, delle piume d'aquila quì e là.
Ho realizzato la copertura del cavallo in Milliput fine extra, l’ho adattata al cavallo e lasciata essiccarsi direttamente sul pezzo.