Soggetto Masterclass cod. MCF54024

Parte storica: Paolo Di Marco
Parte tecnica: Franco Carcione e Davide Chiarabella

 

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Piuttosto dinamico e “aggressivo“ questo guerriero celta, lanciato in uno di quei furiosi assalti per cui questo popolo era celebre.

Di aspetto fiero, con corporatura robusta ma agile per il continuo esercizio, i Celti amavano misurarsi in combattimento. Spesso un duello fra i capi o i migliori guerrieri bastava a risolvere le controversie fra diversi clan o tribù, evitando uno scontro più generale. Come segno del proprio valore, ai guerrieri piaceva esibire le teste dei nemici uccisi (spesso mummificate) legate alla sella dei cavalli o innalzate sulle lance. Ciò contribuiva ad alimentare la fama di cui godevano di combattenti feroci e spietati e intimidiva gli avversari sul campo di battaglia. Le loro nozioni in fatto di tattica e strategia erano invece piuttosto elementari, limitandosi in genere ad un furioso attacco accompagnato da urla bestiali, suoni di trombe e grande clamore, in cui impegnavano le loro migliori energie. Ma se con questo assalto, di certo impressionante per vigore e violenza, non riuscivano a sfondare (il che con i Romani succedeva piuttosto spesso…) e si rendeva necessario riordinare i ranghi per resistere alla pressione avversaria, le qualità di questi guerrieri andavano un po’ ridimensionate. Inoltre si faceva sentire la mancanza di un capo riconosciuto, con una visione strategica ampia e definita, tant’è vero che quando ci sarà (Vercingetorige) i Galli sapranno dare molto filo da torcere anche a un generale abile ed esperto come Giulio Cesare.

Non vi è alcun dubbio che il successo ottenuto dai sovrani inglesi  sui campi di battaglia durante la guerra dei cent’anni, sia anche da ricondurre alla vincente combinazione tra utilizzo di  arcieri e uomini d’armi appiedati

Anche in  seguito alla sconfitta patita sul campo di battaglia di  Bannockburn, gli inglesi ebbero modo di constatare che la loro cavalleria pesante poco poteva contro la compattezza  delle formazioni a falange dei fanti scozzesi, specie se lo scontro  avveniva su terreni resi pesanti dalla presenza di fango o acqua

LANZICHENECCHI, UN AMORE A PRIMA VISTA

Una decina di anni or sono, vidi su di una rivista un baldanzoso figurante (o reenactors, come si chiamano oggi) travestito da mercenario tedesco del primo ‘500.

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Premetto che si tratta del mio primo cavallo che dipingo, il primo napoleonico dopo mesi senza dipingere a causa della nascita di mio figlio.  E nonostante tutto ciò, devo dire che mi sono divertito enormemente nel dipingere pittura di questa pezzo della Masterclass, nonostante tutte le difficoltà elencate e i miei limiti.

Ma questo un po alla volta sarà superato dalla pratica e dall’esperienza.

Il lavoro in questione è, come dicevo, stato realizzato su di un pezzo della ditta Masterclass ed in particolare si tratta del “Dragone dell’Imperatrice – 1812. Un pezzo a cavallo a mio parere bello ed elegante.

Di Italo Feregotto

G.A.M.S.

DLF - UDINE

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