Il reggimento delle “guardie del corpo” formato nel 1740 era formato da reclute accuratamente selezionate che erano inquadrate da ufficiali provenienti dalla nobiltà bunker, con alte tradizioni e fedeltà alla casa di Hohenzollern.

A differenza degli altri reggimenti di cavalleria pesante composti da 5 squadroni di circa 180 uomini l'uno questo reggimento ne aveva solo 3, per questo in campagna operava frequentemente congiunto al reggimento “Gend'arme”, decimo della serie corazzati.

Sottoposti a lunghe ed incessanti esercitazioni, i soldati si abituavano ad eseguire gli ordini con rigorosa e teutonica puntualità, ottenendo il massimo risultato in ogni situazione.
La cavalleria pesante: corazzieri e dragoni, era addestrata a mantenere sempre l'allineamento in modo da poter essere impiegata “en muraille”, cioè a massa compatta, in grado quindi di spezzare qualunque reparto non fosse schierato in modo adeguato e dotato di grande disciplina e solido comando.
Comandante in capo, nonché grande organizzatore della cavalleria pesante, era il generale Friederich Wilhelm von Seydlitz, uno dei più grandi ufficiali di cavalleria di tutti i tempi che nel 1757 aveva solo 30 anni.
Capace addestratore era fermamente convinto che gli ufficiali dovessero avere una conoscenza ed una comprensione del dettaglio di ciò che insegnavano, pretendeva, infatti, che gli ufficiali fossero in grado di eseguire materialmente ciò che ordinavano, cosa che, a suo giudizio, dava autorevolezza e prestigio ai comandanti.

 

Questi erano gli uomini che Federico il Grande seppe scegliere ed inquadrare in una macchina bellica quasi perfetta, tale da consentirgli di riuscire sempre a districarsi nelle situazioni più drammatiche ed a sfruttare tutte le occasioni che la sorte o la pochezza degli avversari gli riservavano.

 


L'UNIFORME


Le “Guardie del Corpo” vestivano l'uniforme caratteristica dei corazzieri: tricorno di feltro nero, con coccarda nera sul lato sinistro fermata da un bottone d'argento e con due nappine bianche ai corni laterali, capelli incipriati con due boccoli sulle orecchie ed un codino che raggiungeva la cintura.

Camicia bianca con il colletto che usciva di una o due dita dalla cravatta nera.

Abito di colore giallo paglierino ad un petto, due corte falde risvoltate ed il colletto stretto e ribattuto, abbottonatura con graffe fini a poco sopra la vita.

L'abito si allargava sui fianchi in modo da far pendere le falde sulle cosce.

Colletto e paramani rossi (colore distintivo del reggimento).

Lungo l'abbottonatura e lungo i risvolti delle falde vi era un gallone rosso con filetto centrale bianco per la truppa, argento per i sottoufficiali e gli ufficiali. In vita una fascia rossa che nascondeva il cinturone della sciabola.

Pantaloni in pelle leggera dello stesso colore dell'abito. Stivaloni neri alti e semirigidi.

Solo sul petto era indossata una corazza d'acciaio lucido contornatala un sottile rotolino rosso e allacciata sulla schiena da due cinghie incrociate.

 


ARMAMENTO ED EQUIPAGGIAMENTO


Due pistole ad avancarica con accensione a pietra focaia portate dentro due fondine appese alla sella e coperte con l'emblema del reggimento.

La carabina, che aveva lo stesso meccanismo, era portata appena sul lato destro ad un gancio attaccato ad una larga bandoliera bianca, le cartucce, invece, erano conservate nella giberna appesa, sul lato sinistro, ad una piccola bandoliera rossa.

Particolare curioso, appesa al cinturone vi era una sabretasche del tipo di quella portata dagli ussari (il termine è francese e significa “tasca della sciabola”) di cuoio rosso con le iniziali FR intrecciate e gallonata come l'abito.

La gualdrappa del cavallo era rossa con lo stesso gallone.

Completava l'armamento la sciabola dritta con lama lunga circa 1 metro munita di una massiccia guardia stretta in modo da aderire alla mano come un guanto.

Lo stendardo, portato da un sottufficiale, era collegato ad un gancio attaccato ad una larga bandoliera d'argento con filettatura centrale rossa.

L'asta ottagonale aveva la forma di lancia da torneo ed era sormontata da un'aquila d'argento ad ali spiegate che reggeva col becco, tramite un cordone, un drappo quadrato, in damasco argentato, della forma del vexillum romano, tutt'attorno frange d'argento.

Il disegno del drappo consisteva in una corona centrale di alloro sormontata da una corona reale, al centro l'aquila in volo sormontata da cartiglio bianco recante la scritta “non soli cedit”.

Ai quattro angoli piccole corone di alloro sormontate da corone reali recanti all'interno le iniziali FR intrecciate.

Tutto il disegno era ricamato in oro tranne l'aquila che era nera.

 

Di Gian Roberto Parigini - Dalla Rivista “Storica” nr. 1 del Gennaio 1994