Di Italo Feregotto

G.A.M.S. - DLF - UDINE

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Contesto storico

Per meglio capire il contesto storico dovrò partire da lontano, ma rassicuro il lettore che cercherò di essere più

breve, conciso e chiaro possibile.

Nell’inverno del 1225-26 il Vescovo di Prussia, a nome del duca di Mazovia, Conrad (Corrado di Masovia), chiese al

Maestro dell’Ordine Teutonico, Hermann von Salza, l’intervento dei suoi guerrieri per difendersi dagli attacchi portati

dai vetero-prussiani, in cambio avrebbe concesso un territorio di circa 3.000 Km² (Kulmeland) situato nella bassa valle

della Vistola, territori già strappati ai prussiani.

Fu però solo al rientro in Europa dalla Crociata in Palestina di Hermann von Salza che le trattative andarono in porto,

e il 30 giugno del 1230 si confermò quanto precedentemente concordato, aggiungendo, come dono ai Teutonici, un

terzo della Prussia.

Ottenute anche le garanzie del papa Onorio III e dell’Imperatore, Hermann von Salza inviò in Prussia un centinaio di

uomini d’arme e cinque dei suoi guerrieri teutonici guidati da Hermann Balk, presto seguiti dai rinforzi provenienti dalla

Germania settentrionale.

Appena giunto ai confini della Prussia e completata l’operazione di consolidamento (1231), Hermann Balk, forte di un

esercito di circa un migliaio di uomini, attraversò la Vistola attaccando sistematicamente i prussiani.

La strategia militare imponeva, dopo aver ottenuto qualche successo, di fortificare le posizioni conquistate edificando;

ecco allora nascere Thorn sulla riva destra della Vistola. Fu questo il primo insediamento dell’Ordine Teutonico in

Prussia. A partire da quel momento, sempre in numero maggiore, provenienti soprattutto dalla Germania e dalla

Boemia, giunsero crociati e coloni. La strategia era chiara, l’occupazione delle terre da parte dei coloni tedeschi

permetteva di controllare saldamente le popolazioni indigene a cui era imposto il battesimo oppure la fuga o la morte.

L’afflusso dei coloni era incessante e i crociati chiamati a raccolta dal papa giungevano numerosi, a loro vantaggio il

fatto di godere in Prussia degli stessi privilegi che godevano in Terra Santa.

Nell’inverno 1233-34 si scatenò un’ulteriore offensiva contro i prussiani (il clima rigido ghiacciava i fiumi e permetteva

agli eserciti di superare i corsi d’acqua e sorprendere il nemico). Questa campagna chiamò a raccolta, sotto le

insegne teutoniche, crociati provenienti da tutti principati polacchi.

Conrad di Mazovia guidava i contingenti provenienti dai ducati di Croazia e di Sandomidor, Enrico Duca di Slesia,

Vladislao Duca della grande Polonia e persino Swantopolk Duca di Pomerelia.

Alla morte di Hermann von Salza, avvenuta nel 1239, i teutonici controllavano praticamente metà della Prussia.

A nord, in Livonia le tribù lituane, ancora pagane, premevano sui confini sud-orientari, e ciò provocò l’intervento a

difesa del vescovo di Riga dei Cavalieri Portaspada.

A seguito di una sconfitta, il papa Gregorio IX conglobò nell’ordine teutonico anche i Cavalieri Portaspada, precisando

che sulla Livonia avrebbe governato un Maestro provinciale, mandando in quelle terre sassata cavaliere per dare man

forte ai Cavalieri Portaspada.

Una nuova minaccia però premeva alle porte orientali dell’Europa cristiana: I mongoli, che scendendo dalle steppe

conquistarono, nel 1240, Kiev.

Federico II ordinò al figlio, Enzo, di recarsi in Prussia per dare man forte ai teutonici. Lo scontro tra le forze della

coalizione cristiana e i tartari avvenne nel 1242 e la peggio l’ebbero i cavalieri cristiani. Le perdite comunque furono

gravi anche negli invasori che a conseguenza di ciò fermarono la loro invasione. L’aggressione mongola ebbe

ripercussioni nella popolazione indigene che approfittando del momento di debolezza della coalizione cristiana si

sollevarono con l’appoggio del duca della Pomerania.

Le fortezze dell’ordine caddero ad una ad una sotto l’attacco delle forze prussiane, gli invasori furono torturati ed

uccisi, mentre le popolazioni ritornarono alle antiche credenze pagane.

Questa fu proprio l’occasione per predicare una crociata contro gli infedeli.

Correva l’anno 1242.

Ci furono quattro anni di battaglie che videro vittoriosi sia gli uni che gli altri arrivando nuovamente alla conversione

alla fede cristiana dei popoli vinti. Innocenzo IV divise la Prussia in quattro diocesi a capo delle quali vi era un vescovo

e l’ordine teutonico. La Livonia tuttavia era terra che interessava anche ai Russi in quanto permetteva uno sbocco sul

Baltico e ciò provocò, il 5 dicembre 1942 uno scontro con i teutonici comminando loro una sonora sconfitta.

Stiamo parlando proprio della grave sconfitta del Lago di Peipous

La battaglia

Certo è che nel contesto di questa battaglia i contendenti erano i crociati e i loro alleati cristiani guidati dal

Vescovo Ermanno a capo dei suoi Cavalieri Tutonici, contro l’esercito russo con a capo Alessandro Nevskij.

Da questo momento in poi la cronaca dei fatti riporta solo sporadiche notizie che ci permettono esclusivamente di

ipotizzare lo svolgimento dei fatti.

Pare però che il cedimento dell’esercito russo guidato da Alessandro Nevskij spinge il generale a modificare la sua

strategia. La fuga, infatti, dettata dalla necessità, si trasformò in tattica di guerra.

Come spesso succede in battaglia, l’euforia della vittoria fa perdere ai vincitori la corretta valutazione degli eventi e

così, in questa precisa circostanza, seguirono gli avversari in fuga i quali, una volta giunti sulla riva opposta del Lago

ghiacciato di Peipus, con i piedi sulla terra ferma, quindi, si prepararono a difendere la posizione e contrattaccare.

Le cronache dell’epoca ci informano che l’intento dei crociati era quello di uccidere lo stesso Nevskij. Sull’argomento

esistono due versioni dell’accaduto, una da parte russa “Cronaca di Novgorod” e una da parte crociata “Cronaca di

Livone Rimata”.

Quella russa: «Fu di sabato, all’alba, che le due armate si scontrarono, e ci fu una spaventosa carneficina, e il

fracasso delle lance e il loro infrangersi e il cozzo delle spade che si urtano con violenza quando esse si mossero sul

mare ghiacciato, e non si poteva vedere il ghiaccio, perché era coperto di sangue.»

Quella crociata: «Ciononostante essi (i Crociati in numero inferiore) decisero di attaccare i russi. Questi ultimi avevano

molti arcieri, e la battaglia iniziò con il loro audace assalto contro gli uomini del re (vassalli della cronaca danese

provenienti dall’Estonia settentrionale). Le bandiere dei fratelli (i Cavalieri Teutonici) sventolavano rapidamente tra gli

arcieri, e le spade furono udite mentre facevano a pezzi gli elmi. Molti da entrambe le parti caddero morti sull’erba.»

Sembra che a fare la differenza siano stati proprio gli arcieri (di cui fa riferimento la “Cronaca di Livone Rimata”) di

probabile origine turca o mongola (un ipotetico osservatore dell’epoca fa riferimento di in intervento del cielo, che ha

attinenza alla tattica della pioggia di frecce tipica di quelle popolazioni); la battaglia fu intesa ma breve (sembra), e

contrariamente a quanto comunemente si dice lo scontro avvenne sulla linea di costa piuttosto che sul ghiaccio e

secondo le tattiche militari dell’epoca i crociati si resero immediatamente conto di essere circondati.

La “Cronaca di Livone Ritmata” ammette la sconfitta dei Crociati: «quindi l’esercito dei Fratelli fu completamente

circondato, poiché i Russi avevano così tante truppe che vi erano sicuramente sessanta uomini per ogni cavaliere

tedesco.»

I crociati disordinatamente si ritirano fuggendo sul lago ghiacciato verso la riva Livone.

Il fallimento totale della Crociata contro Novgorod costrinse i crociati a restituire le terre che evavno conquistato e a

intraprendere, con il neo eletto papa Innocenzo IV, nuove relazioni; inoltre l’ormai frustrato vescovo di Tartu Ermanno

(dopo essere scampato alla morte) fu costretto a rivolgere la sua attenzione, piuttosto che verso i russi, sulla

cristianizzazione dei pagani lituani e delle terre baltiche.

Contesto ambientale

Il Lago Peipous e situato in un angolo di un territorio posto sul confine che separa i popoli Baltici dalla Russia

(oggi potremmo dire trattarsi dell’Estonia). Una terra fredda dove le betulle argentee assieme alle conifere diventano il

tema dominante dell’ambiente e si alterano alla desolata steppa.

Più ad est la linea di separazione era determinata da una regione di paludi, acquitrini e grandi fiumi che durante i

freddi inverni, normali per quelle latitudini, proponeva un paesaggio desolatamente ghiacciato e uniformemente

bianco.

La battaglia ebbe luogo sulla sponda russa del Lago Peipous. In quella zona del lago, che non supera la profondità di

30/50 centimetri, le canne della palude formano un muro impenetrabile e si protendono ampiamente anche verso le

acque più profonde.

La scenetta che voglio riprodurre immortala però il momento in cui il Vescovo Ermanno in fuga, viene raggiunto da

Nevskij, quindi molto probabilmente la situazione si svolge più vicino alla sponda Livone, dove al limite della palude si

ergono fitte foreste di betulle e conifere, zona in cui probabilmente lo stesso Vescovo cerca riparo. Questa la

situazione ambientale in cui è collocata la situazione scenica che mi accingo a rappresentare.

I personaggi

Sull’argomento esiste abbastanza materiale che alcune aziende del settore propongono ai figurinisti.

Personalmente per realizzare ciò che mi sono ripromesso ritengo indicati il Nevskij della Pegaso, il Vescovo

Ermanno della Soldier scolpito da Mike Blank e un Fante combattente della EMI.

Il Vescovo è chiaramente il più piccolo dei tre e sono quindi costretto a porlo più distante al fine di mascherare la

differenza ma creando così anche una piacevole prospettiva.

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L’azione

Evidentemente la scena è immaginaria e di pura interpretazione personale considerato che non ci è dato

sapere i fatti così come realmente sono accaduti.

Nell’immaginario “Nevskij sta per raggiungere il Vescovo che abbandonato il cavallo fugge a piedi cercando di raggiungere la

foresta con la speranza di nascondersi al nemico. Il fante di nazionalità danese, (l’immagine di una maternità dipinta sul pavese ne

denota la provenienza) in un ultimo disperato tentativo di dare qualche possibilità al suo Vescovo si oppone al comandante russo.

Il gesto eroico in qualche modo permette al Vescovo di guadagnare qualche metro di vantaggio ma per sapere se il primate ce l’ha

fatta dovrete leggere da voi la storia.

La pittura

La tecnica usata è sempre, per quello che mi riguarda, quella dei colori acrilici.

Il Vescovo Ermanno ha colori direi obbligati mentre mi posso sbizzarrire sugli scudi del pavesiere e su quello di

Nevskij, oltre all’abito russo:

Il fante danese lascia poco spazio alla fantasia pittorica; decido di non usare una tavolozza particolarmente colorita

in quanto con tutto il bianco di fondo i colori sgargianti potrebbero infastidire l’osservatore. Considerato quindi che il

Vescovo dovrà essere per forza (?) rosso opto per mantenere una certa omogeneità adoperando colori

complementari (rosso, giallo, marrone beige, ecc). il verde è un derivato del giallo ma è comunque così poco visibile

che si combina bene con gli altri colori.

Decido di cimentarmi con minuscole pitture utilizzando per lo scopo il pavese del fante e decido di rappresentare il

simbolo (una maternità in trono) di una città danese (Dreenthe) mentre sullo scudo del condottiero russo dipingo,

costretto come sono dall’ubone, una decorazione di foglie.

Per il destriero decido un manto grigio scuro pomellato, lo scopo è sempre quello di mantenere un certo discorso di

colori e poi partendo dallo scuro delle zampe (per variarlo dal bianco della neve) arrivo al chiaro del muso, la parte

più distante dal terreno nevoso.

La scenografia

Parto da una base di Dahs per creare il terreno sul quale non è poi difficile riprodurre il manto di neve. Gli

alberi rappresentano delle betulle e partendo da dei semplici rami di bosso uso i colori per similare il tipico disegno

della corteccia di questo albero. I rami sempre di bosso (uso le parti più sottili), per assomigliare a quelli cadenti delle

betulle sono messi in forma dopo essere stati inumiditi. Sul tronco poi pratico dei buchi in cui inserisco i rami penduli

tipici.

Le canne sono ricavate da dei ciuffi d’erba che crescono sul marciapiede di casa (erba Poe). Purtroppo le spighe

sono molto fitte e debbo quindi provvedere a ridurle quasi una per una, infilandole poi sul terreno.

Il ghiaccio direi che è la parte più complicata a causa delle canne che devono emergere e quindi essere conglobate

nel ghiaccio. Decido quindi di fare una prima gettata gocciolando del marrone e del verde per riprendere il colore

dell’acqua del lago che sicuramente, essendo molto bassa, soggetta a movimento ondoso (l’ho potuto osservare in

una foto attuale) e con fondale fangoso, è sicuramente torbida.

Ho successivamente eseguito una seconda colata cercando di lasciare scoperto solo l’angolo dove, secondo il mio

intendimento, il cavallo scalpitando ha rotto il ghiaccio.

Ho così fatto in modo che si creasse una interruzione dalla quale sono poi partito aggiungendo pezzi di resina

precedentemente colata a parte e spezzata a simulare piccoli pezzi di ghiaccio superficiale, evidentemente più

bianco rispetto all’acqua sottostante.

Ho completato la scena creando lo scalpitio del cavallo e le impronte umane senza però simulare in modo pesante il

fango supponendo che, a quei climi così freddi, anche il sottostante terreno dovesse essere ghiacciato. Qualche

schizzo di neve e l’insieme è completo.

Feregotto Italo

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