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Pittura Marco Campomagnani

La Storia

Le origini del corpo dei Cacciatori a cavallo della Guardia risalgono al 1796, anno in cui il generale Napoleone Bonaparte compose le Guides de l’Armée d’Italie con la fusione di varie unità, compresa la vecchia Compagnie de Guides à pied de l’Armée des Alpes. Con la spedizione in Egitto, il corpo prese il nome di Guides de l’Armée d’Orient nel 1798. Nel 1800 gli Chasseurs à Cheval de la Garde des Consules comprendevano uno squadrone di due compagnie, aumentati a due squadroni di due compagnie ciascuno il 6 agosto del 1801. Nel dicembre dello stesso anno i cacciatori furono inquadrati in un Reggimento. Con decreto del 1 ottobre 1802, gli effettivi furono aumentati a quattro squadroni e nel 1804 cambiarono ancora nome, fregiandosi del titolo di Chasseurs à cheval de la Garde Impériale. L’anno successivo il corpo a cavallo fu affiancato da quattro compagnie di Vélites. Nel 1812 il Reggimento fu portato a cinque squadroni di Chasseurs e furono sciolte le compagnie di Vélites. Gli Chasseurs parteciparono dal 1805 al 1807 con la Grande Armée alle battaglie di Nuremburg, Austerlitz, Lopaczyn, Eylau e Guttstadt. Nel 1808 furono impiegati nella campagna di Spagna e l’anno successivo combatterono con l’Armée d’Allemagne a Wagram. Nel 1812 erano ancora con la Grande Armée a Malojaroslawetz.

La divisa

La divisa degli ufficiali degli Chasseurs è una delle più eleganti ed elaborate dell’esercito francese: troviamo un dolman di tessuto verde scuro con colletto del medesimo colore, paramani scarlatti, lacci ed alamari di tessuto dorato e cinque file verticali, ciascuna di diciotto bottoni semisferici di ottone dorato. I bottoni della fila centrale sono di dimensioni maggiori rispetto a quelli delle quattro file laterali sul petto. Tutti gli alamari e i gradi sono tessuti con filo dorato. La pelisse è di tessuto rosso scarlatto con fodera bianca e inserti e collo di pelliccia bianca ed ha la medesima allacciatura e abbottonatura del dolman: a causa del costo proibitivo di questi capi, le pelisse rovinate non vennero più sostituite e dal 1808 furono praticamente indossate solo dagli ufficiali. I pantaloni degli Chasseurs potevano essere di tessuto verde o, come nel nostro caso, di pelle scamosciata giallo pallido, molto attillati e da indossare infilati negli stivali di cuoio nero all’Ungherese, con nappa e bordo superiore dorato. Gli speroni sono d’ottone: sino al 1806 erano nel più ricercato e costoso ferro bronzato. Il colbacco di pelo d’orso ha sulla sua sommità una fiamma rosso scarlatto con filetti e nappa dorati. Il piumetto, generalmente non portato in campagna, è verde con la parte terminale rossa e alla sua base notiamo una coccarda semisferica tricolore, con una piccola aquila d’oro al centro. La sciabola ha l’elsa in ottone dorato ed il fodero in bronzo dorato. Il cinturone e le cinghie che reggono il fodero e la sabretache sono in marocchino rosso filettato d’oro, con fibbie d’ottone. La coperta di sella degli ufficiali è in pelliccia di leopardo, con bordo dorato e contorno di tessuto verde arricciato. Le redini sono di cuoio nero con fregi dorati.

La colorazione

La Masterclass ci ha abituati a figurini sofisticati con divise elaborate e questo Chasseur è in grado di soddisfare il desiderio di pittura di ogni modellista, anche il più esigente: la complessità del lavoro da svolgere per la pelisse e il dolman, la precisione di esecuzione necessaria per dipingere la miriade di bottoni e alamari donano al modellista un vero piacere. Questo articolo si rivolge al principiante che si sente pronto per affrontare un modello sicuramente più impegnativo del solito e io tenterò di aiutare chi è forse intimorito dalla difficoltà di ricreare col pennello un cavallo pomellato o la pelliccia di leopardo. A ben guardare, come diceva un uomo saggio, se non riusciamo a risolvere un grosso problema è perché non lo abbiamo diviso in tanti piccoli problemi, da affrontare uno ad uno. Proverò quindi a dividere il lavoro che ho fatto in una dozzina di fasi e chi avrà la pazienza di seguirmi troverà accanto ad ogni foto la descrizione dettagliata di ciò che ho fatto.

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Passo 1

Pur complicando la successiva fase di pittura, preferisco montare la pelisse, il fodero, la sabretasce e le staffe sin dall’inizio: l’incollaggio e la stuccatura dei pezzi di metallo non ancora verniciato sono molto più agevoli. Inoltre non dovremo maneggiare il soldatino già dipinto se avremo l’accortezza di infilare un perno d’acciaio nel fondoschiena e bloccarlo in una piccola morsa.

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Passo 2

Il cavallo poggia sulle zampe posteriori (il figurino s’ispira ad un quadro, come descritto nella scatola di montaggio) ed ha due perni d’ottone annegati nella fusione degli arti posteriori. Questo ci aiuta a fissarlo alla base di metallo, ma è consigliabile rinforzare la giuntura al sotto di essa con due palline di stucco epossidico (Milliput giallo-grigio)

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Passo 3

Montiamo il cavallo alla base di legno, dopo avere steso due mani leggere di primer (Tamiya grigio), e dipingiamo il pelo dell’animale con Vallejo deck tan 986: saranno necessarie almeno due mani di colore poco diluito per una buona copertura. Lasciamo asciugare completamente – dieci minuti circa.

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Passo 4
Formiamo una miscela con il colore base 986 e una goccia di grigio marina medio 870 e marrone dorato 877 e dipingiamo le prime ombre: sotto la pancia, il collo e attorno ai muscoli. Scuriamo progressivamente la miscela e dipingiamo le gambe dalle ginocchia in giù e la criniera e la coda.

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Passo 5

Dipingiamo ora le luci, con una miscela formata da 986 e grigio argento 883 e successivamente con l’aggiunta di bianco 951, senza però arrivare al bianco puro. Le lumeggiature sono evidenti sul posteriore, i muscoli delle gambe e del collo. Cerchiamo di sovrapporre numerose velature di colore per non creare contrasti troppo netti.

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Passo 6

Dipingiamo i crini più esposti alla luce con grigio argento 883 e giallo cachi 976 e infine marrone dorato 877: non usiamo la tecnica del dry-brushing, ma dipingiamo ogni singolo ciuffo con vari toni di colore. Ora è la volta dei pomelli: dipingiamoli più chiari del pelo dell’animale e ricordiamoci di schiarirli nelle zone di luce e viceversa scurirli nelle ombre per rispettare il contrasto.

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Passo 7

Le redini sono nere satinate: mescoliamo del nero opaco 950 con una goccia di vernice satinata 522 e dipingiamo le lumeggiature con l’aggiunta di rosa carne 815 o rosa antico 944. Gli zoccoli dei cavalli bianchi sono molto chiari e sono stati dipinti con ocra gialla 913 e grigio chiaro 990 mischiati al 50%.

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Passo 8

Per simulare la pelliccia di leopardo, ho dipinto dapprima il fondo con una miscela di grigio argento 883 e marrone arancia 981, più scuro verso il centro e sempre più chiaro verso i bordi, sino ad arrivare al grigio puro. Le macchie irregolari scure sono più piccole verso il muso del felino e verso le zampe.

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Passo 9

Non mi dilungherò a descrivere la pittura del volto, già trattata molte volte sulla nostra rivista. Vi dirò invece come ho dipinto il colbacco di pelo d’orso. Dopo una prima mano di nero satinato (come per le redini), ho dipinto i piccoli ciuffi di pelo, uno ad uno, con una miscela di nero schiarito progressivamente con terra opaca 983 e rosa antico 944, insistendo particolarmente sui punti più illuminati.

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Passo 10

Il colore rosso scarlatto è stato creato con una miscela di diversi colori, dai più scuri (per le ombre, ovviamente…) ai più chiari: rosso cadmio bruciato 814 – rosso 926 – rosso opaco 957 – rosso carminio 908 – vermiglio 947 – rosso arancio 910. Le racchette e le nappe sono state dipinte con marrone dorato 877 e lumeggiate con giallo dorato 948 e infine è stata stesa una velatura di ottone 801 (molto diluita)

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Passo 11

Il verde del piumetto è stato creato con un fondo di verde nero 980 e successive lumeggiature con verde scuro 870 e verde chiaro 942. La pelisse è stata dipinta con la miscela di rossi (vedi punto precedente) e per gli alamari si è proceduto come per le racchette. I bottoni dorati sono stati dipinti prima con ottone 801 e poi è stata dato loro un piccolo punto di luce con oro 996.

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Passo 12

Il dolman non è molto diverso dalla pelisse, fatta eccezione ovviamente per il colore verde e per i paramani scarlatti. La fascia che cinge la vita è anch’essa verde con tre sezioni dorate. La coccarda semisferica sul colbacco è bianca-rossa-blu.

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Passo 13

Il fodero della sciabola è stato dipinto interamente con ottone 801, ombreggiato con bronzo 998 e lumeggiato con oro 996. La sabretache ha uno sfondo verde scuro e un bordo di filo dorato. I pantaloni sono stati dipinti con giallo cachi 976, ombreggiati con l’aggiunta di marrone giallo 912 e lumeggiati con l’aggiunta di bianco opaco. Le staffe sono di metallo dorato.

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Lavoro finito.

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