Note storiche di Paolo Di Marco

 

Thumbnail imageIl figurino rappresenta un mamelucco schierato con i Francesi nell’estate del 1799, al tempo dello scontro (terrestre) di Abukir. Un convertito della prima ora, in pratica! Non furono pochi, infatti, i mamelucchi che, dopo la battaglia delle Piramidi dell’anno precedente e la sconfitta di Murad Bey compresero che il vento era mutato anche in Egitto e che per l’arte della guerra c’erano maestri nuovi e migliori  dei loro capi. Il figurino testimonia questo fase di transizione. Fra due anni, nel settembre del 1801, qualche centinaio di esponenti di questa fiera e orgogliosa casta militare dominante in Egitto deciderĂ  addirittura di emigrare in Francia e sarĂ  inquadrata fra i soldati della Guardia di Napoleone. Il soggetto indossa l’abito tradizionale (destinato a restare praticamente immutato anche dopo il passaggio fra le truppe d’elite dell’Imperatore) ma qualche influenza francese giĂ  si vede, come nella scelta del lungo piumetto e nella pelisse in pelle di leopardo.  

Le modifiche sono state realizzate utilizzando come base il “Timballiere dei mamelucchi della Guardia imperiale-1812” commercializzato dalla Masterclass. Si tratta di un soggetto scolpito da Stefano Borin, ben caratterizzato da punto di vista somatico e uniformologico, ma un  po’ statico nella posa. Il pezzo mi piaceva, ma volevo ricavarne un figurino piĂą intrigante sia per l’atteggiamento che per le possibilitĂ  cromatiche.

Dopo aver valutato attentamente l’iconografia relativa, ecco come ho lavorato.Thumbnail image

Per prima cosa ho sostituito l’intero braccio destro con uno armato di pistola. Questo mi è servito a mutare il contesto e a dare al figurino un atteggiamento più “operativo”. Anche la cintura è stata rifatta in modo da potervi inserire il pugnale a fianco del kubur, la custodia di cuoio appesa a tracolla e fermata in vita dalla fascia che contiene le due pistole. Nella mano sinistra, dietro la schiena, ho sostituito le bacchette dei tamburi con un frustino per cavallo, che ho modellato realizzando, con minuscoli salsicciotti di stucco, diversi gruppi di crini sottili. Sulla spalla sinistra, per accrescere il carattere orientale del soggetto, ho appoggiato una pelle di leopardo modellata con un sottile sfoglia di stucco. Sono intervenuto anche sul cahouk, che ho praticamente rifatto, conservando soltanto il lungo piumetto.

Infine ho allungato i pantaloni alla turca (charoual)  in modo da portarli sino alla caviglia, mentre nel figurino originale sono alquanto piĂą corti. Anche la sciabola è stata sostituita con un’altra piĂą fine e dettagliata di produzione recentissima. Thumbnail image

Per ambientare il personaggio, dopo aver vagliato varie ipotesi, ho scelto una bassa gradinata con una colonna: questa soluzione permette di evidenziare il carattere esotico della scena senza soffocare il soggetto con un’ambientazione troppo ricca e sontuosa. 

Per la pittura invito i lettori a leggere le didascalie dove le varie fasi sono state dettagliatamente illustrate.

 

 

 

Didascalie


Thumbnail imageFoto 1: vista frontale del pezzo; la figura è ormai completa con il braccio armato di pistola già montato; il pugnale e una nuova pistola sono stati inseriti nella fascia rimodellata a sua volta in modo da aumentarne il volume e dare più realismo alla figura.

 

 


Thumbnail imageFoto 2: ho allungato e allargato i pantaloni con lo stucco, posizionando il materiale e lavorandolo con uno stuzzicadenti rivestito di colla ciano e quindi con un pennello umido di alcool.

Ho sistemato la pelle di leopardo realizzata con una sfoglia di stucco e sagomata in modo da assumere la giusta forma dell’animale.

 


Thumbnail imageFoto 3: trasformazione delle bacchette da timballiere in frusta-scacciamosche: sopra un’anima di filo di ferro ho appoggiato numerosi salsicciotti sottilissimi di stucco. E’ stata montata anche la sciabola che i mamelucchi portavano a rovescio, cioè con la curva rivolta in alto, secondo l’uso orientale comune ai guerrieri turco arabi e ai cosacchi.

 


Thumbnail imageFoto 4: dopo una mano di primer si può osservare il lavoro di trasformazione nel suo insieme, valutarne il risultato e notare eventuali difetti.

 

 

 

Thumbnail image Foto 5: vista  posteriore con primer

 

 

 

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Foto 6 - 7: alle spalle del figurino sono state aggiunte una bassa scalinata e una colonna per dare più completezza al lavoro e accrescerne l’effetto. Primo abbozzo di pittura del volto: la miscela di base è terra d’ombra bruciata scurita con blu indaco e viola: per le luci alla miscela di base ho aggiunto abbondante giallo di Napoli e carnacino per le luci massime.

 

 

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Foto 8-9-10: il rosso del gilet è ottenuto con rosso di cadmio scuro, nero di vigna e un po’ di rosso carminio; prime luci rosso di cadmio. Si noti la lucentezza del colore prima della cottura nel fornetto. Il tempo di permanenza nel forno dipende dal tipo di colore usato. Per la camicia celeste ho usato blu ceruleo lavorato con arancio e carnacino per la base, aggiungendo arancio per scurire e carnacino e blu reale per le luci.

 

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Foto 11-12: prima campitura dei gialli e delle ocre sulla fascia in vita: ho usato giallo aurora, viola e seppia per la base, giallo aurora puro per le prime luci e giallo di Napoli e bianco titanio per le luci piĂą forti.

 

 

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Foto 13 - 14 - 15: le righe viola  sulla sciarpa danno movimento e profonditĂ ; sono realizzate  con  viola di cobalto, terra di cassel e nero di vigna, schiariti con viola di cobalto piĂą bianco di titanio e una punta giallo. Prima campitura di colore per il pantalone: la tinta base è composta da rosso di cadmio porpora, lacca di geranio e una punta di terra di cassel; per le luci ho aggiunto un carnacino caldo alla mistura di base e per  le ombre terra di cassel e nero di vigna.

 

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Foto 16-17: dopo la cottura in forno, i pantaloni sono stati ripresi nuovamente con ombre e luci. Ho incollato la pelle di leopardo sulla spalla; la miscela base è fatta con ocra scuro e un po’ di terra di Siena bruciata sulla schiena (la parte centrale) per poi sfumare con ocra gialla, giallo di Napoli e infine bianco (che arriva più o meno a metà della pancia). Le rosette del leopardo non sono disposte a caso, ma presentano una regolare simmetria: bisogna immaginarsi delle righe parallele fra loro e oblique rispetto all’animale e posizionare le rose su queste linee in modo sfalsato.

 

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Foto18-19: la gallonatura sul braccio è stata tracciata con terra d’ombra bruciata e ocra gialla, seguita da altri due passaggi, un secondo con ocra pura e l’ultimo con ocra più giallo di Napoli e bianco. La corda che regge la “pelisse”, la dragona, i disegni sul turbante e i decori sul gilet, sono stati dipinti con le stessa tecnica.

 

 

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Foto 20-21: per realizzare i metalli uso una base di smalto nero lucido con piccole quantità di inchiostri tipografici oro o argento e schiarisco gradatamente.(tra un passaggio e l’altro il colore deve essere asciugato). In questo modo ho dipinto il pugnale, le parti in ottone delle pistole e la sciabola.

 

 

Thumbnail imageFoto: 22: la colonna è anch’essa dipinta a olio applicando strisce di colore di intensità diversa poi sfumate con un pennello pulito.

 

 

 

Davide Chiarabella