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Note storiche di Paolo Di Marco

 

Thumbnail imageIl figurino rappresenta un mamelucco schierato con i Francesi nell’estate del 1799, al tempo dello scontro (terrestre) di Abukir. Un convertito della prima ora, in pratica! Non furono pochi, infatti, i mamelucchi che, dopo la battaglia delle Piramidi dell’anno precedente e la sconfitta di Murad Bey compresero che il vento era mutato anche in Egitto e che per l’arte della guerra c’erano maestri nuovi e migliori  dei loro capi. Il figurino testimonia questo fase di transizione. Fra due anni, nel settembre del 1801, qualche centinaio di esponenti di questa fiera e orgogliosa casta militare dominante in Egitto deciderà addirittura di emigrare in Francia e sarà inquadrata fra i soldati della Guardia di Napoleone. Il soggetto indossa l’abito tradizionale (destinato a restare praticamente immutato anche dopo il passaggio fra le truppe d’elite dell’Imperatore) ma qualche influenza francese già si vede, come nella scelta del lungo piumetto e nella pelisse in pelle di leopardo.  

Dipingere il volto in un figurino è una delle cose più importanti.

Il volto è la parte del figurino che immediatamente richiama lo sguardo dell’osservatore.

E’ senza dubbio, almeno per quanto mi riguarda, la prima cosa che osservo in un pezzo dipinto.

E’ l’elemento che fornisce vita, espressione e carattere alla miniatura.

Un soldatino ben dipinto ma con un volto “non all’altezza” non sarà ricordato a lungo.

Al contrario, un’ottima pittura del volto fa quasi passare in secondo piano il resto del lavoro. 

Questo bel figurino scolpito per Masterclass e Crecy Models dal mio amico scultore Vincenzo Alberici uscirà in serie limitata solo per i soci del Masterclass Club di queste ormai affermate ditte italiane.

Franco ed Elio , titolari di Masterclass e miei cari amici mi hanno chiesto di dipingerlo e di scrivere questo articolo per i soci.

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Dopo aver limato via i segni di fusione e lavato il pezzo con acqua e sapone, ho steso due mani di humbrol n.1 su tutto il pezzo, e come sempre ho iniziato dal viso.
Il viso lo dipingo direttamente ad olio, usando la mia consueta mescola: mars yellow + bianco titanio aggiungo mars brown e una punta di terra d’ombra naturale.
Lasciata ad asciugare la prima mano che uso come base, inizio con le sfumature, partendo prima con le luci.
Quindi aggiungo un po di bianco alla base, e vado a lumeggiare nei punti luce diluendo un po il colore con un po di essenza di petrolio.

Pittura Marco Campomagnani

La Storia

Le origini del corpo dei Cacciatori a cavallo della Guardia risalgono al 1796, anno in cui il generale Napoleone Bonaparte compose le Guides de l’Armée d’Italie con la fusione di varie unità, compresa la vecchia Compagnie de Guides à pied de l’Armée des Alpes. Con la spedizione in Egitto, il corpo prese il nome di Guides de l’Armée d’Orient nel 1798. Nel 1800 gli Chasseurs à Cheval de la Garde des Consules comprendevano uno squadrone di due compagnie, aumentati a due squadroni di due compagnie ciascuno il 6 agosto del 1801. Nel dicembre dello stesso anno i cacciatori furono inquadrati in un Reggimento. Con decreto del 1 ottobre 1802, gli effettivi furono aumentati a quattro squadroni e nel 1804 cambiarono ancora nome, fregiandosi del titolo di Chasseurs à cheval de la Garde Impériale. L’anno successivo il corpo a cavallo fu affiancato da quattro compagnie di Vélites. Nel 1812 il Reggimento fu portato a cinque squadroni di Chasseurs e furono sciolte le compagnie di Vélites. Gli Chasseurs parteciparono dal 1805 al 1807 con la Grande Armée alle battaglie di Nuremburg, Austerlitz, Lopaczyn, Eylau e Guttstadt. Nel 1808 furono impiegati nella campagna di Spagna e l’anno successivo combatterono con l’Armée d’Allemagne a Wagram. Nel 1812 erano ancora con la Grande Armée a Malojaroslawetz.

La divisa

La divisa degli ufficiali degli Chasseurs è una delle più eleganti ed elaborate dell’esercito francese: troviamo un dolman di tessuto verde scuro con colletto del medesimo colore, paramani scarlatti, lacci ed alamari di tessuto dorato e cinque file verticali, ciascuna di diciotto bottoni semisferici di ottone dorato. I bottoni della fila centrale sono di dimensioni maggiori rispetto a quelli delle quattro file laterali sul petto. Tutti gli alamari e i gradi sono tessuti con filo dorato. La pelisse è di tessuto rosso scarlatto con fodera bianca e inserti e collo di pelliccia bianca ed ha la medesima allacciatura e abbottonatura del dolman: a causa del costo proibitivo di questi capi, le pelisse rovinate non vennero più sostituite e dal 1808 furono praticamente indossate solo dagli ufficiali. I pantaloni degli Chasseurs potevano essere di tessuto verde o, come nel nostro caso, di pelle scamosciata giallo pallido, molto attillati e da indossare infilati negli stivali di cuoio nero all’Ungherese, con nappa e bordo superiore dorato. Gli speroni sono d’ottone: sino al 1806 erano nel più ricercato e costoso ferro bronzato. Il colbacco di pelo d’orso ha sulla sua sommità una fiamma rosso scarlatto con filetti e nappa dorati. Il piumetto, generalmente non portato in campagna, è verde con la parte terminale rossa e alla sua base notiamo una coccarda semisferica tricolore, con una piccola aquila d’oro al centro. La sciabola ha l’elsa in ottone dorato ed il fodero in bronzo dorato. Il cinturone e le cinghie che reggono il fodero e la sabretache sono in marocchino rosso filettato d’oro, con fibbie d’ottone. La coperta di sella degli ufficiali è in pelliccia di leopardo, con bordo dorato e contorno di tessuto verde arricciato. Le redini sono di cuoio nero con fregi dorati.

La colorazione

La Masterclass ci ha abituati a figurini sofisticati con divise elaborate e questo Chasseur è in grado di soddisfare il desiderio di pittura di ogni modellista, anche il più esigente: la complessità del lavoro da svolgere per la pelisse e il dolman, la precisione di esecuzione necessaria per dipingere la miriade di bottoni e alamari donano al modellista un vero piacere. Questo articolo si rivolge al principiante che si sente pronto per affrontare un modello sicuramente più impegnativo del solito e io tenterò di aiutare chi è forse intimorito dalla difficoltà di ricreare col pennello un cavallo pomellato o la pelliccia di leopardo. A ben guardare, come diceva un uomo saggio, se non riusciamo a risolvere un grosso problema è perché non lo abbiamo diviso in tanti piccoli problemi, da affrontare uno ad uno. Proverò quindi a dividere il lavoro che ho fatto in una dozzina di fasi e chi avrà la pazienza di seguirmi troverà accanto ad ogni foto la descrizione dettagliata di ciò che ho fatto.

MONTAGGIO

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Solitamente, inizio col lucidare tutte le parti del soldatino, con una spazzolina d’ottone mediante un trapanino elettrico.  Fatto questo elimino le linee di fusione, usando una limetta, il cut e della carta abrasiva. Dopo ho lavato con acqua tiepida e sapone, ogni pezzo del kit. Dopo aver inserito due tondini di metallo (le graffette vanno benissimo),ho iniziato  il piano di montaggio.

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Per dipingere questo splendido teutonico ,scolpito dal bravo Stefano Borin, bisogna montare il pezzo in varie
Fasi, per non avere poi problemi nella fase della pittura.
Ad esempio, l’interno delle gambe, come le ginocchiere e la cotta, andranno dipinte prima di incollare le due parti.