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Durante la seconda guerra mondiale vi furono diversi tentativi di realizzare dei mezzi di trasporto estremamente leggeri da destinare alle truppe aviotrasportate con l'intento di aumentare la capacità di trasferimento veloce di questi reparti e favorirne l'effetto sorpresa nelle operazioni.

Per realizzare ciò le truppe paracadutate dovevano essere in grado di prendere terra sia con il lancio dal paracadute sia tramite l'atterraggio degli alianti alle spalle dello schieramento nemico.

Dovevano, perciò, disporre di mezzi adatti a compiere rapidi spostamenti in modo da poter raggiungere ed occupare velocemente gli obiettivi assegnati.

Uno dei mezzi che maggiormente si prestò a questa esigenza fu la moto.
Evidentemente si doveva trattare di moto speciali.
Il peso e le dimensioni di ingombro erano il primo handicap da superare in questi veicoli per renderli adatti a questo tipo di impiego.

In effetti fino al perfezionamento della tecnica di lancio con il paracadute dei carichi pesanti sia gli automezzi che le artiglierie, per non parlare dei veicoli corazzati, destinati ai paracadutisti, furono sempre limitati nelle dimensioni e nel calibro.

La motocicletta, pertanto, risultava il veicolo più adatto, sia pure ridotta nelle dimensioni e nella cilindrata.
Italiani, Inglesi e Americani, progettarono e realizzarono alcuni prototipi successivamente costruiti in serie e distribuiti ai reparti.

Vediamoli uno per uno:

 

IL PROGETTO ITALIANO: IL VOLUGRAFO

La moto da paracadutisti italiana era costruita dalla Aermoto Volugrafo di Torino.
Il Volugrafo aveva motore monocilindrico a due tempi da 125 cc con un cambio a due velocità dotato di riduttore, sostenuto da un telaio in traliccio di tubi di acciaio, il cui interno era utilizzato per convogliare i gasi di scarico.

Il serbatoio del carburante era posto sotto il sedile, mentre i pneumatici erano gemellati; il manubrio si ripiegava lungo il telaio riducendo l'ingombro del veicolo a dimensioni pari a quelle di una valigetta.
Il Volugrafo era in grado trasportare un solo parà, ma il veicolo era dotato di gancio di traino a cui poteva venir attaccato un rimorchietto in grado di ospitare un altro uomo o un carico di munizioni o rifornimenti.
Il Volugrafo derivava da una motoleggera progettata dall'Ing. Claudio Belmondo nel 1936.

 

In previsione dell'invasione di Malta si iniziò a studiare un prototipo aviotrasportabile di motocicletta con cui equipaggiare le truppe della "Folgore", il successivo abbandono dell'operazione portò al rallentamento dello sviluppo del progetto che venne completato nel 1942 mentre la produzione di serie iniziò nei primi mesi del '43.

Il Volugrafo scendeva a terra appeso ad un paracadute dentro un apposito contenitore; poteva essere messo in condizioni operative in un paio di minuti essendo necessaria solo l'estrazione dal contenitore, il raddrizzamento del manubrio e il suo relativo bloccaggio in posizione di marcia.

Una prima serie di 600 modelli venne prodotta presso gli stabilimenti della Aermoto destinati ad equipaggiare uno dei battaglioni paracadutisti della terza divisione della specialità in costituzione nella zona di Firenze e di Tarquinia, nell'estate del 1943.

 

Pare che siano stati prodotti in totale almeno 2000 Volugrafi consegnati a Firenze per la divisione "Ciclone" ea Livorno per dotarne il "Battaglione San Marco" e gli N.P. (i nuotatori paracadutisti), nonchè a Tarquinia per l'addestramento presso la scuola paracadutisti

La costruzione dei Volugrafi continuò fino al 1944 nonostante il bombardamento della fabbrica di Torino e lo spostamento degli impianti a Favria, nel Canevese.
I Volugrafi destinati alla divisione "Ciclone", dopo l'8 settembre '43, finirono in mano ai Tedeschi che li assegnarono alle loro unità paracadutiste impegnate nel quadro delle operazioni della costa adriatica e nella zona di Roma.

 

LE ESPERIENZE INGLESI E AMERICANE

In Inghilterra venne prodotta la Excelsior Welbike, chiamata anche Parascooter, rimasta in servizio per qualche anno anche nel dopoguerra.
La Welbike era di ingombro decisamente maggiore rispetto al mezzo italiano pur essendo motorizzata con un motore a due tempi da 98 cc e veniva lanciata con speciali fusti lunghi circa un metro e mezzo.

 

In America fu la Cushman Motor Works a sviluppare il proprio progetto, ma il risultato fu lontano da quelli ottenuti oltreoceano, innanzitutto il motore era a quattro tempi, più semplice e robusto, ma nettamente più ingombrante e pesante (il peso superava il quintale contro la trentina di kili del Volugrafo e della Welbike).

Il Cushman 53 fu disponibile per la distribuzione alle truppe verso la fine della guerra e non se ne conoscono i risultati di impiego, mentre la Welbike venne impiegata anche in occasione dello sbarco in Normandia e nelle operazioni delle truppe aereotrasportate nel Reno.