GIO. ANSALDO & C.

  


Le origini degli stabilimenti Ansaldo risalgono al 1853, anno in cui Giovanni Ansaldo rilevò la società in liquidazione Taylor & Prandi, che operava a Sampierdarena.

Nel 1886 il cantiere navale fu trasferito a Sestri Ponente, ove nel corso degli anni fu portato all'efficienza, che gli consentì di impostare contemporaneamente 10 navi su altrettanti scali.
Durante la prima guerra mondiale la ditta fondò nuovi stabilimenti e trasformò gli altri già esistenti per renderli rispondenti alle esigenze del momento: potè fornire così alla nazione 10.000 bocche da fuoco, milioni di proiettili e innumerevoli aeroplani.

 


L'Ansaldo era, a quei tempi così strutturata:

- cantieri a Sestri Levante

- stabilimenti meccanici di Sampierdarena (fabbrica di motori di ogni tipo, fabbrica di locomotive e di carri ferroviari)

- stabilimenti elettronici di Cornigliano Ligure

- acciaierie e fonderie di Cornigliano Ligure (capacità di produzione di circa 15.000 tonnellate mensili nel 1929)

- stabilimento metallurgico Delta di Cornigliano Ligure (lavorazione del rame, fabbricazione di eliche e bossoli di artiglieria)

- stabilimento per la costruzione di artiglierie di Cornigliano Ligure

- fonderie di ghisa a Multedo

- società collegate:

1) Gio. Fossati & C. di Sestri Ponente per fucinati e stampati

2) Cantieri Officine Savoia, per motori di tipo Diesel

3) Ansaldo Coke per la distillazione del carbone

4) Ansaldo Lorenz per la produzione di apparati telefonici

Nella grande guerra l'Ansaldo produsse due serie di autoblindate (una del 1915, l'altra del 1917; per un totale di 150 esemplari).
Nella prima serie l'armamento comprendeva una mitragliatrice Maxim da 6.5 mm nella torretta superiore ed altre due in quella inferiore.

Entrambe le versioni dell'autoblinda si basavano sull'autotelaio Lancia con motore a quattro cilindri in linea (alesaggio 110 mm, corsa 130 mm, cilindrata totale 4.940 cc) che erogava una potenza effettiva di 70 Hp al regime massimo di 2.200 giri.
L'accensione era a magnete; la trasmissione cardanica comprendeva una frizione a secco, con dischi multipli, e un cambio a 4 velocità + la retromarcia.

Tale autotelaio, dopo le modifiche apportate per lo specifico impiego, fu denominato “1ZM” e più tardi “Chassis speciale per automitragliatrice”.

Esso era di concezione convenzionale, con motore anteriore raffreddato ad acqua, guida a destra, sospensioni a balestra, ruote posteriori motrici doppie del tipo a “disco di lamiera” con pneumatici a tallone.

Il suo peso raggiungeva i 1.600 Kg.

Tutte la parti del motore e del telaio erano blindate con lamiere di acciaio al cromo-nikel, spesse 6 mm.

La seconda versione (modello 1917) fu blindata con piastre al molibdeno, a causa delle difficoltà di approvvigionamento del cromo-nikel.

Il motore era protetto da un cofano blindato provvisto di alette per il passaggio dell'aria e da una lamiera anteriore piegata per convogliare l'aria al radiatore. Pesava 170 Kg ed era fissato ai longheroni del telaio.

Il cassone costituiva il corpo della vettura; due porte di ingresso permettevano l'accesso; un largo portello anteriore, tre finestrini per parte ed uno posteriore assicuravano un'ampia visibilità.

Il serbatoio della benzina di forma cilindrica della capacità di 100 Litri, si trovava al centro della cabina, protetto da lamiere di 5 mm.

Sul serbatoio vi era un sedile di legno e lateralmente due seggiolini più la cassetta porta-accessori.
La torretta girevole era sistemata sulla carrozzeria e poggiata su di una doppia serie di sfere, una di sostegno e una di guida.
In marcia, la torretta era tenuta in posizione da un nottolino; durante l'impiego essa poteva essere ruotata nella posizione più conveniente.

Le ruote erano protette da un parafango con scudo laterale.
L'armamento in origine era costituito da tre mitragliatrici St. Etienne Modello 1907 da 8 mm, opportunamente blindate e previste di nastri per un totale di 15.000 colpi e di 24 caricatori metallici, contenenti ciascuno 600 colpi.
L'equipaggio disponeva, inoltre, di 4 fucili mitragliatori Chauchat (con 1.200 colpi ciascuno) che potevano essere impiegati sia attraverso i finestrini che attraverso lo sportello superiore della torretta.

Sul davanti del cofano l'autoblindomitragliatrice portava due ferri che servivano per tagliare i reticolati.

L'armamento, nel 1928, consisteva in 3 mitragliatrici Fiat Mod. 14; un treppiede per mitragliatrice modello 14; cassette per acqua sistemate internamente, più tre bidoni per le mitragliatrici; 240 caricatori da 50 colpi (12.000 in totale).

L'equipaggio rimase costituito da un capo-autoblindo, un pilota, tre mitraglieri e un servente.
Alcune delle macchine dislocate in Africa Orientale ebbero le Fiat tipo aviazione, raffreddate ad aria, anziché ad acqua.

L'equipaggiamento elettrico comprendeva la dinamo, il motorino di avviamento, la batteria, il faro centrale, il fanalino anteriore destro e il fanalino posteriore.

Le prime Ansaldo-Lancia furono distribuite nel giugno del 1915, data in cui fu possibile formare le prime sezioni di autoblindomitragliatrici con personale proveniente dalla cavalleria.

Successivamente furono costituite sei Squadriglie.; subito utilizzate sul fronte dell'Isonzo, esse furono poi impiegate, dal 1916, nella zona di Gorizia, e nel 1917 a Torino.

Nel novembre dello stesso anno 5 Squadriglie assegnate alla Cavalleria e alla Forza Celere, svolsero azione di retroguardia in occasione della ritirata del Piave.

Nella primavera del '18 alle Squadriglie dotate di veicoli della prima serie si affiancarono quelle con le vetture della seconda serie.

Parteciparono alla battaglia di Vittorio Veneto la Squadriglie Automitragliatrici di vecchia e nuova costruzione.

Al 4 novembre 1918 ve ne erano in linea 17, tutte costituite presso il deposito del 1° Reggimento Artiglieria da Fortezza di Genova.

La Squadriglia era comandata da un capitano e disponeva di 7 subalterni 72 tra sottufficiali e soldati.

Nel dopoguerra alcune autoblindomitragliatrici furono messe a disposizione delle truppe impegnate in Libia.

Altre furono cedute alle Regie Guardie di PS, ai Carabinieri Reali e alla Milizia Volontaria.

 

Nel settembre del 1919, ben 22 esemplari erano passati a Fiume, agli ordini di D'Annunzio.

A partire dal 1929 fu formato un gruppo autoblindo su 4 Squadriglie.

Da questo gruppo ebbero origine il battaglione Automotoblindo (con 16 autoblindo Lancia e 12 motoblindo Guzzi), una 1^ Squadriglia Autoblindomitragliatrici “S” ed una sezione della 2^, che furono impiegate nel 1935 per la conquista dell'Impero.

Una Compagnia fu assegnata al CTV operante in Spagna, ed altre quattro Lancia, targate 72, 82, 83, 85, furono inviate nel 1937 a presidio della concessione italiana di Tien – Tsin.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, alcune di queste macchine erano ancora in servizio.

Definite “a consumazione”, trovano impiego in A.O.I. ed anche altrove.

L'ultimo reparto dotato di Ansaldo-Lancia fu il plotone autoblindo CCCXII Battaglione Carristi, dislocato a Rodi l'8 settembre 1943.

Foto e testo di G. Carrera
Liberamente tratto dalla rivista “Militaria” Nr. 2 del Luglio – Agosto 1993