Un topolino in grigio verde

Da un articolo di Claudio Pergher pubblicato sul Notiziario Modellistica del Gruppo Modellistica Trentino di studio e ricerca storica.

 

Presentata ufficialmente il 15 giugno 1936, la Fiat mod. 500 (che in seguito sarà identificata come la lettera A), “la più piccola macchina del mondo”, fu prodotta ininterrottamente fino al 1948 nelle versioni berlina, trasformabile, giardinetta e furgoncino.

Il progetto per questa prima vera utilitaria italiana, fortemente voluta da Giovanni Agnelli, era stato già impostato nel 1934 dallo staff tecnico diretto dall’ing. Lardone per quanto riguarda la meccanica e dall’ufficio tecnico carrozzerie diretto dall’ing Rodolfo Schafer.

I deludenti risultati ottenuti con i primi prototipi proposti, di cui l’ultimo a trazione anteriore, “costrinsero” Agnelli a togliere l’incarico a Lardone.

Il compito di sviluppare il progetto fu affidato all’ing. Fessia della sezione motori Avio, che a sua volta lo passò a Dante Giocosa, uno dei suoi collaboratori più promettenti.

Quest’ultimo avrebbe dovuto “riempire” una carrozzeria, il cui sviluppo era proseguito in maniera autonoma e la cui forma era ormai definita.

La linea, arrotondata e filante, era stata studiata per opporre poca resistenza all’avanzamento al fine di sfruttare al meglio la potenza erogata dal motore, ma poneva dei limiti seri alla progettazione e alla disposizione degli organi di trazione.

Il motore dovette praticamente essere costruito su misura e, al fine di privilegiare l’abitabilità e la funzionalità della vettura, posizionato a sbalzo sulla traversa anteriore.

Quest’ultima era stata realizzata con una forma particolare, ad anello, per permettere sia il fissaggio del motore – che la attraversava – sia il sostegno della sospensione, a balestra trasversale.

In questo modo il radiatore aveva una sola posizione possibile, quella di occupare lo spazio tra il motore e la paratia del cruscotto.

La tecnica

 

Il motore era a quattro cilindri in blocco unico con il cambio, aveva una cilindrata di 569 cc con distribuzione a valvole laterali e, per la prima volta nella storia, testata in alluminio.

Erogava una potenza di 13 cv a 4000 g/m.

L’alimentazione era a gravità direttamente dal serbatoio situato anteriormente al cruscotto e il raffreddamento ad acqua con sistema a termosifone e ventola montata sull’albero della dinamo.

L’accensione era a batteria e l’avviamento mediante motorino elettrico comandato da un pomello situato sul cruscotto.

Questo piccolo motore si dimostrò, alla prova dei fatti, di una semplicità senza confronti abbinata ad un’estrema facilità di intervento data dalla possibilità di sfilamento del gruppo motore-cambio dalla parte anteriore.

Il telaio era formato da due longheroni non paralleli (con la parte più stretta rivolta al muso) in lamiera d’acciaio stampata, alleggeriti da una serie di fori e collegati da due sole traverse, di cui quella anteriore sagomata ad anello, come s’è detto, onde permettere il passaggio del gruppo motore-cambio.

Le sospensioni anteriori erano a ruote indipendenti con balestra trasversale e ammortizzatori idraulici; le sospensioni posteriori erano invece a molle a mezza balestra coadiuvate da semplici ammortizzatori idraulici a leva.

Il risultato dei due studi, sulla meccanica e sulla carrozzeria, portò ad una macchina che presentava delle innovazioni tecniche di tutto rilievo, anche se non stravolgeva completamente l’impostazioe tradizionale delle vetture dell’epoca.

Equilibrata, di semplice manutenzione, robusta e confortevole, la Fiat 500 veniva offerta anche nella versione Trasformabile, ovvero con tettuccio apribile, in tela impermeabilizzata.

La trasformabile ebbe, nonostante il prezzo più alto, maggiore successo della Berlina con tetto metallico in quanto, con la semplice apertura del tettuccio, permetteva il trasporto di due persone adulte sul sedile posteriore, inizialmente previsto per il carico dei bagagli o per il trasporto di due bambini.

Questa consuetudine costrinse la Fiat a sostituire la mezza balestra con una balestra intera semiellittica, che reggesse meglio il sovraccarico al quale la vettura veniva normalmente sottoposta.

L’adozione della “balestra lunga” – non con il quale è identificata la seconda serie della 500 – permise la realizzazione di un furgoncino con portata di 300 kg.

Il successo commerciale coinvolse anche il mercato estero, pur se restio ad accogliere i prodotti dell’Italia fascista.

Venne esportata in USA, in Germania e prodotta in Francia dalla consociata Simca.

Gli inglesi furono tuttavia i più convinti sostenitori della piccola vettura e sembra che proprio loro, con una trasposizione del tutto simbolica dal notissimo fumetto di Walt Disney, abbiano attribuito il nomignolo di “Mickey Mouse” – tradotto in Italia come “Topolino” – appellativo col quale essa è tuttora ben conosciuta.

La “balestra corta” o “balestrino” di cui ci si occupa in questa sede, fu prodotta fino al 1938 per un totale di 46.000 unità.

 

Nell’esercito

La 500 non era nata sicuramente per essere utilizzata in campo militare né, tanto meno, per percorrere strade che non avessero un fondo duro e compatto.

Tutto questo è intuibile ed è il prodotto della stessa filosofia costruttiva della macchina.

Il motore a sbalzo appesantiva la parte anteriore della vettura mentre l’assale posteriore risultava assai leggero, data anche l’assenza di un vano bagagli che potesse essere appesantito all’occorrenza.

La sagoma risultava inoltre eccessivamente alta rispetto alla careggiata a tutto danno di un baricentro ottimale per percorsi su piani non orizzontali, e le ruote a sezione molto stretta, anche se a bassa pressione, non garantivano in ogni situazione una trazione adeguata e sicura.

Era sufficiente infatti un po di fango o una spruzzata di neve per provocare il pattinamento delle ruote e a questo proposito qualcuno ha detto che “bastava una pipì di cane per farla scivolare”.

Malgrado queste vistose carenze per l’impiego militare, L’Esercito si interessò ugualmente alla Topolino e qualcuna di esse venne immatricolata come vettura di collegamento, per brevi spostamenti tra una città e l’altra o all’interno della stessa città, sicuramente già a partire dal 1938.

Poi venne la guerra. La penuria di veicoli era tale e tanta che l’Esercito si vide costretto ad immatricolare quanti più veicoli possibile purchè avessero ruote e motore, senza tante verifiche se il mezzo possedesse o meno le doti sufficienti per svolgere un onorevole servizio.

Non sappiamo quante di queste vetture abbiano prestato servizio nei ranghi dell’Esercito, né dove esse siano state utilizzate.

In mancanza di dati e di documentazione fotografica, tutto quello che riguarda la Topolino militarizzata lo dobbiamo supporre.

Di sicuro, una fotografia lo dimostra, essa venne inquadrata anche nei reparti della Wehrmacht dopo il crollo del regime nel settembre 1943.

Secondo testimonianze direte, inoltre, dopo tale data, furono molti gli esemplari di 500 utilizzati dall’esercito germanico, che in mancanza di ricambi originali, adattò alla vettura ruote di fortuna del tipo baloon (sembra addirittura fossero ruote di derivazione aeronautica).

 

Il modello

Quello che presentiamo è l’unico modello di Topolino esistente nella scala modellistica 1/35 e il merito di tale felice realizzazione è di Paolo Marcuzzi della ditta Model Victoria.

E’ la riproduzione del tipo a mezza balestra trasformabile, identico all’esemplare esposto al Museo della Cecchignola.

Il kit si compone di una ventina di parti numerate, in resina di colore verde chiaro, di ottima qualità e assolutamente priva di bolle e sbavature, di una lastrina in fotoincisione con pezzi anch’essi numerati, di un foglietto di decals e di un foglietto di acetato trasparente per i vetri e i fari, oltre, naturalmente, al foglio istruzioni che riporta anche le caratteristiche principali della vettura.

Quest’ultimo, a dire il vero, presenta un disegno un po “ammucchiato” e costringe ad una lettura attenta al fine di comprendere con chiarezza la posizione di alcuni pezzi.

La qualità dell’insieme è eccellente; la linea della carrozzeria è ripresa in modo corretto – forse un po troppo arrotondata la linea del cofano dal parabrezza al musetto – e tutte le componenti del kit risaltano per un dettaglio finissimo.

Ma andiamo con ordine.

Il telaio, che porta in un unico pezzo anche la parte bassa del motore, il cambio, l’albero motore e il differenziale è esatto nelle dimensioni e riproducepraticamente ogni dettaglio dell’originale, comprese le sue semibalestre della sospensione posteriore.

I più pignoli potranno al più aggiungere i condotti dei freni sia sulle ruote anteriori che su quelle posteriori, necessariamente mancanti nel kit.

Bellissime le ruote con i coperchi coprimozzo arricchiti dalla scritta Fiat incisa come sull’originale, con la riproduzione della parte laterale del battistrada e, assolutamente degna di nota, la presenza delle valvole per il gonfiaggio dei pneumatici.

Anche il pianale è ripreso con estrema fedeltà e presenta, sulla pedana del guidatore (a sx), i tre pedali della frizione, del freno e dell’acceleratore.

A fianco del tunnel per il passaggio dell’albero motore, la riproduzione del freno a mano.

La leva del cambio, di cui il kit fornisce il pomello, dovrà invece essere realizzata con dello sprue di opportuno spessore tirato a caldo.

L’assemblaggio dei pezzi finora esaminati non presenta alcuna difficoltà, essendo essi forniti di spinotti e fori che permettono anche le prove a secco con assoluta precisione.

La carrozzeria è invece in tre pezzi, con le portiere stampate a parte per dare la possibilità al modellista di montarle aperte.

All’interno, il cruscotto in pezzo unico con la carrozzeria, riporta le levette, i pulsanti e i due strumenti del contakm/tachigrafo e del manometro dell’olio.

Non sono presenti decals per questi due strumenti, per cui, in questo caso, i più pignoli potranno prevedere prelevandoli dai consueti avanzi degli altri modelli.

Da tener presente che gli strumenti in questione erano a fondo bianco con scritte nere.

Per la sistemazione del volante è necessaria la realizzazione del piantone utilizzando un filo di ottone già peraltro presente nel kit.

Qualche difficoltà in più nel montaggio dei montanti a compasso per il sostegno del tettuccio, forniti in fotoincisione, che andranno sagomati come suggerito dalle istruzioni.

I sedili – mi devo ripetere – sono davvero ben fatti e riportano alla base perfino la leva per la regolazione longitudinale. Alla sommità del parabrezza andranno incollate le alette parasole, fornite in fotoincisione e, diversamente da quanto indicato dalle istruzioni, sul cruscotto andrà fissato lo specchietto retrovisore, anch’esso fornito in fotoincisione.

Lo specchietto in alto corrisponde infatti ad una delle modifiche effettuate nel 1938 presente quindi solo a partire dal modello “balestra lunga”.

Una volta inserito il parabrezza, da ritagliare dal foglietto di acetato sul quale è disegnato, deve essere montato l’unico tergicristallo previsto per questa versione.

L’assemblaggio dei due pezzi che lo compongono presenta qualche difficoltà soprattutto per le minime dimensioni degli elementi in questione.

Nessuna difficoltà per il montaggio dei vetri delle portiere.

Anche in questo caso è possibile una miglioria dell’insieme mediante la divisione del vetro stesso in due parti. Infatti la parte anteriore era scorrevole, all’esterno del piccolo montante cromato, ed andava, anche chiusa, a sormonto della parte posteriore.

Per ottenere una delle due parti del vetro è pertanto necessario provvedere con del nuovo acetato utilizzando come sagoma quella proposta dal kit (anch’essa in acetato).

Molta attenzione va posta invece per il montaggio di una portiera aperta.

I due punti di contatto tra quest’ultima e la carrozzeria sono davvero minuti.

Sui parafanghi anteriori vanno montati i fabali i cui vetri, in originale, erano piani e sulla calandra va montata la targa anteriore. In merito a questa, così come per la targa posteriore, entrambe fornite in fotoincisione e con relativa decal, non mi trovo d’accordo sulle dimensioni proposte, che mi paiono eccessive. La targa posteriore è fornita di fanalino facilmente inseribile nel foro già predisposto sulla targa stessa. Non c’è che da seguire le istruzioni.

Stupendo il tettuccio ripiegato e di sorprendente realismo.

Va montato così com’è.

Al kit della vettura è aggiunto un figurino (l’autista) nell’atto di scendere dal posto di guida. E’ in due pezzi, essendo il braccio destro munito di volante, fornito a parte onde permettere un corretto assemblaggio dell’insieme.

Anche in questo caso il dettaglio è finissimo e la postura assai realistica.

Si può dunque realizzare un insieme vettura – autista; soluzione decisamente spettacolare, specialmente se ambientata, e addirittura superba se accostata alla motocicletta Benelli 500 con figurino, prodotta dalla stessa ditta.

E’ possibile però lasciare l’autovettura da sola così com’è; in questo caso può essere realizzata anche una versione civile , per la quale sono fornite le targhe.

 

 

La colorazione

La colorazione del modello, in mancanza di documentazione fotografica che ne attesti una mimetica realmente realizzata, sarà effettuata nel classico grigio/verde militare e riguarderà solamente la parte metallica della carrozzeria, cruscotto compreso.

Le parti interne di rivestimento saranno invece in grigio chiaro, come nella versione civile, i sedili in pelle nera e la panchetta posteriore in nero.

Il telaio andrà pure verniciato in nero. Tale verniciatura corrisponde a quanto verificato sull’esemplare esposto alla Cecchignola; esemplare che nel frattempo è stato ridipinto in blu e non se ne conosce il motivo.

Per quanto riguarda gli esemplari utilizzati dalla Wehrmacht si può supporre una mimetica a fondo giallo sabbia tedesco con chiazze verdastre, secondo quanto riferito da testimoni del periodo.

La versione civile potrà essere dipinta in nero lucido (come suggerito dalle istruzioni) oppure a due colori, con parafanghi neri e resto vettura in beige, o rosso amaranto o altre tinte facilmente riscontrabili sui modelli ampiamente presenti ai raduni d’auto d’epoca o sulle riviste specializzate.

 

Dati tecnici e prestazioni

Motore
Cilindri nr 2
Diametro mm 52
Corsa mm 67
Cilindrata totale cm 3570
Potenza mx effettiva CV 13
Regime corrispondente g/m 4000

Autotelaio
Passo m 2,000
Carreggiata anteriore m 1,110
Carreggiata posteriore m 1,080

Ingombri
Lunghezza m 3,215
Larghezza m 1,275
Altezza m 1,377
Peso kg 535

Prestazioni
Velocità max km/h 85
Consumo x 100 km lt 6
Autonomia km 350
Pendenza superabile 24%